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29.08.2015

CHIARIMENTO LEGALE
Chiariamo punto per punto le menzogne pubblicate nella pag. http://www.asni.it/news

Ove a PAG.http://www.asni.it/news viene dichiarato che:
I punti salienti della vicenda legale:
Come hanno correttamente sostenuto i legali di ASNI, Libro d'oro srl e Collegio araldico (Bertini Frassoni) ogni pretesa del Gallelli è comunque infondata perché il “Libro d’Oro della Nobiltà Italiana” è una pubblicazione a carattere privato che vede la luce nel 1910 (lo si potrebbe definire la “Guida Monaci” della aristocrazia italiana) e che la famiglia Colonnello Bertini Frassoni ne ha pacificamente sempre curato la redazione e la pubblicazione per ben quindici edizioni ….........

1)-FALSO

il LIBRO D'ORO DELLA NOBILTA' ITALIANA, è un titolo di esclusiva pertinenza statale, così come riferito dal Ministero per lo Sviluppo Economico, appositamente interpellato sulla vicenda-vedere foto.



2)-Non è vero che la famiglia Bertini Frassoni, e poi Colonnello ne hanno sempre curato PACIFICAMENTE la redazione, infatti nel 1932 vennero inibiti dallo stato proprio per CONTRAFFAZIONE.



In www.asni.it viene dichiarato che:

L’ultima risale al 2010, cedendo recentemente i diritti alla Libro d’Oro S.r.l., che dunque ha diritto di continuare la pubblicazione e non vi sono ragioni per impedirlo, stante il marchio registrato dall'ASNI, e comunque – aspetto fondamentale – per il consolidato preuso della denominazione;



3)-FALSO
Un titolo di esclusiva pertinenza statale non può essere ceduto tra privati, quella cessione è quindi nulla.



A PAG.http://www.asni.it/news viene dichiarato che:

......mancano comunque i presupposti della richiesta cautelare, perché il sig. Gallelli non è imprenditore, per cui non ha alcun fondamento la tesi della ‘concorrenza sleale’, e comunque non è stato dedotto né dimostrato alcun pregiudizio grave ed irreparabile, che infatti non esiste.
Il Gallelli:
a) non dichiara di essere, non prova di essere e comunque NON È IMPRENDITORE NEL SETTORE EDITORIALE.



4)-FALSO
per legge è editore, chi deposita un opera a stampa, presso l'ufficio per la tutela del diritto d'autore (come dice la stessa parola).





A PAG.http://www.asni.it/news viene dichiarato che:
b) non dichiara di avere, non prova di avere e nel merito comunque NON HA ALCUN DIRITTO sull’opera dal titolo «Libro d’Oro della Nobiltà Italiana» in origine compilata e successivamente, di volta in volta, aggiornata e pubblicata dall’Ing. Colonnello e suoi danti causa dal 1910 ad oggi.
c) IL GALLELLI NON HA DIRITTI SULL’OPERA già di ragione del Conte Roberto Colonnello Bertini Frassoni, e suoi danti causa, e oggi di ragione della Libro d’Oro s.r.l.;



5)-FALSO
Gallelli-editore, non ha mai dichiarato un diritto sul libro edito illegalmente dai Bertini Frassoni (dato che è un titolo dello stato).
Egli dichiara infatti di avere un diritto sul suo Libro d'Oro, come risulta da deposito presso il Pubblico Ufficio per la tutela del diritto d'autore. Mentre al contrario il Libro d'Oro dei Bertini Frassoni (Collegio Araldico), non solo è inibito solennemente dal 1932 per contraffazione, ma non è infatti nemmeno depositato al pubblico uff. per la tutela del diritto d'autore.

In www.asni.it viene dichiarato che:
d) IL GALLELLI NON PUÒ SUBIRE PREGIUDIZIO per il fatto che tale opera continui ad essere aggiornata e stampata da chi su tale opera ha dei pacifici diritti da oltre un secolo; anche perché

6)-Ridaje.....NON ci sono pacifici diritti dal momento che i Bertini Frassoni e il Collegio Araldico, risultano inibiti dallo stato fin dal 1932. Si noti inibizione vigente e perpetua, poichà mai abrogata.



PAG.http://www.asni.it/news
e) il Gallelli non ha affermato né provato di avere e comunque non ha diritti su opera di contenuto identico o anche solo simile da lui o da altri creata prima del 1910; e ad ogni buon conto.



7)-FALSO
i diritti di Gallelli-editore, su un opera appunto simile nel titolo, sono stati riconosciuti niente meno che dal Ministero per i Beni e Attività editoriali (il massimo organo dello stato in materia).



A PAG.http://www.asni.it/news viene dichiarato che:
f) NESSUNA CONFUSIONE vi può essere fra l’opera oggetto della causa ed il registro ufficiale dello stato istituito nel 1896, denominato «Libro d’Oro della Nobiltà Italiana», assolutamente diverso rispetto all’opera per formato, per finalità, per contenuto. Tale registro, per il noto principio di disinteresse dello Stato Repubblicano per i titoli di nobiltà (XIV disp. Cost.) è definitivamente chiuso e cessato, tanto che esso non è più tenuto da un dicastero ma conservato presso l’Archivio Centrale dello Stato.



8)-FALSO
Nel registro nobiliare, ufficiale, istituito nel 1896 dal Regno non vengono ovviamente aggiunti nuovi titoli nobiliari, ma purtroppo per la parte avversa, è tutt'oggi per legge vigente relativamente alla cognomizzazione dei predicati feudali sui documenti. E' quindi a tutti gli effetti un documento anagrafico, attualmente tutelato da apposite disposizioni di legge. Il fatto che lo stato sia repubblicano, non significa che il titolo di un registro dello stato, possa essere impunemente abusato da privati (il ministero lo ha specificato bene nella nota del 1.04.2015.



A PAG.http://www.asni.it/news viene dichiarato che:

.........E per riprendere testualmente le parole degli avvocati difensori dell'ASNI:
"Sotto altro profilo, vi è altresì carenza di legittimazione attiva in quanto il Gallelli non ha dimostrato (com’era suo preciso onere ): a) la qualità d’imprenditore (art. 2598 c.c.), posto che la registrazione in tribunale di due testate non ha efficacia né costitutiva e neppure ricognitiva di tale qualità (art. 5 L. 47/1948); b) il rapporto di presunta concorrenza economica tra la sua inesistente attività imprenditoriale e quella del Collegio Araldico (art. 2598 c.c.), che, fondato l’anno di grazia 1853, pubblica il suo Libro d’Oro dal 1910, vale a dire da 55 anni prima della nascita del Gallelli!



9)-FALSO
Galellli-editore, non doveva dimostrare alla controparte proprio nulla, la sua qualifica è stata data dal Ministero per i Beni e Attività Culturali, attraverso la registraazione in tribunale, e al pubblico ufficio per la tutela del diritto d'autore.


A PAG.http://www.asni.it/news viene dichiarato che:
Il ricorso cautelare difetta del fumus in quanto, per le ragioni da noi già illustrate sub p.4, non v’è alcuna coincidenza tra la titolarità soggettiva del diritto azionato e l’esercizio delle facoltà collegate. Anche a voler tralasciare la pur esiziale questione dell’esercizio, da parte del Gallelli, di un diritto a lui non spettante, e per rimanere alle due testate da lui registrate, egli: 1) non ha dato alcuna prova delle sue millantate pubblicazioni (e sia noi che le altri parti non abbiamo mai avallato tale ipotesi);



10)-FALSO
Gallelli, ha fornito tutte le prove sulla titolarità e paternità delle pubblicazioni da lui edite, proprio attraverso le registrazioni all'ufficio diritto d'autore, all'ufficio periodici del tribunale, e perfino all'Ufficio Marchi e Brevetti, con un marchio addirittura registrato fin dal 2012.



A PAG.http://www.asni.it/news viene dichiarato che:
….in ogni caso le due testate, che hanno nome diverso da quella del Collegio Araldico (quindi non si comprende la paventata azione confusoria), non godono della tutela di quest’ultimo, che utilizza un marchio registrato nel modo più ampio e che pubblica dal lontano 1910.



11)-FALSO
Il Collegio Araldico non ha mai registrato la testata LIBRO D'ORO DELLA NOBILTA' ITALIANA (da nessuna parte). Ne ovviamente mai avrebbe potuto, dato che è un titolo di esclusiva pertinenza statale. Lo prova il fatto che in gennaio 2015 l'ufficio Italiano marchi e brevetti ha bloccato detta registrazione, presentata dal sig. Antonielli. La registrazione depositata all'Ufficio Europeo Marchi e Brevetti-UAMI è attualmente oggetto di azione avversa da parte del Ministero (come infatti specificato nell'allegato in foto).

A PAG.http://www.asni.it/news viene dichiarato che:
Nel merito, evidenziamo che l’azione del Gallelli si è rivelata essere un malriuscito tentativo di avere le mani libere, per tentare di appropriarsi in modo rudimentale di un marchio che, secondo la sua ricostruzione, apparterrebbe allo Stato, e (quanto al marchio dell’ASNI) senza la “fastidiosa” presenza degli aventi diritto." (avv.ti Celentano e Terzali per ASNI)



12)-FALSO
La sentenza NON è un riconoscimento dei diritti di ASNI, è solo un respingimento della richiesta di sequestro. Si noti infatti che il Gallelli, NON è stato inibito all'uso del nome, poiché dell'ASNI.



A PAG.http://www.asni.it/news viene dichiarato che:
"Gallelli Benso ha già provato a contrastare la registrazione del marchio “Libro d’Oro della Nobiltà Italiana” (registrato dell'Associazione Storica della nobiltà Italiana - ASNI) presso l’U.A.M.I. con esito del tutto sfavorevole per lui, in quanto l’Ufficio ha dichiarato che “Le osservazioni non fanno sorgere seri dubbi in merito all’eleggibilità del marchio ai fini della registrazione; la domanda seguirà quindi il suo iter” (doc. 2)." (Memoria avv.ti Celentano e Terzali per ASNI)  



13)-FALSO
Gallelli-editore, ha contrastato efficacemente la registrazione del marchio LIBRO D'ORO DELLA NOBILTA' ITALIANA, tant'è vero che l'Uff. Italiano Marchi e Brevetti lo ha bloccato al sig. Antonielli in gennaio 2015, e il Ministero per lo Sviluppo Economico, ha emesso la nota ufficiale in foto.



A PAG.http://www.asni.it/news viene dichiarato che:
E infatto nella sentenza emessa il giudice scrive correttamente che LO STESSO GALLELLI (!):
"Ha poi evidenziato che il Collegio Araldico in persona del segretario generale Colonnello Bertini Frassoni, nella qualità di titolare dell’impresa individuale denominata “Roberto Colonnello Editore Libro d’Oro Collegio Araldico”, aveva ceduto le “royalties ottenute da tutte le vendite, in ragione di un’assunta titolarità piena ed esclusiva, sia a titolo originario che per successione sin dal 1910″ del marchio di fatto”Libro d’Oro della Nobiltà Italiana” all’Associazione Storica della Nobiltà Italiana, la quale in data 16 gennaio 2015 aveva registrato il marchio stesso, che era stato concesso in licenza d’uso, a titolo gratuito, a Libro d’Oro s.r.l. in data 8 gennaio 2015."



14)-FALSO
il Collegio Araldico in persona del segretario generale Colonnello Bertini Frassoni, NON poteva cedere il titolo di esclusiva pertinenza statale ad altri. Quella cessione è quindi nulla.
Se passa questo concetto, in futuro vedremoi allora la cessione tra privati della Gazzatta ufficiale, dell'Anagrafe Italiana, ecc. ecc.
Come la si metti, per legge il LIBRO D'ORO DELLA NOBILTA' ITALIANA, è titolo tutt'oggi di esclusiva pertinenza statale (tutto il resto sono sofismi in mala fede).

PAG.http://www.asni.it/news
E ancora, continua il Giudice: "Si aggiunga che il repertorio denominato “Libro d’Oro della Nobiltà Italiana” che fin dall’inizio è stata cosa diversa rispetto all’omonimo registro istituito nel 1896, risale al 1909, come documentato dal resistente colonnello Bertini Frassoni, e che la pubblicazione di esso è proseguita fino ai giorni nostri: la circostanza è riconosciuta, nella sostanza, dallo stesso ricorrente".



15)-FALSO
Il Ministero smentisce l'affermazone di cui sopra per la seconda volta (dopo l'inibitoria del 1932), con comunicazione ufficiale ALLEGATA in atti causa (di cui foto sotto).
La pubblicazione dell'estinto Collgio Araldico, è quindi proseguita fino ai nostri giorni in clandestinità, e in violazione di un inibitoria VIGENTE, mai ABROGATA.

Il ricorrente Gallelli infatti ne riconosce un uso ILLEGITTIMO.



CONCLUSIONE:
La pagina pubblicata sul sito http://www.asni.it/news
è un concentrato di argomentazioni false, tendenziose, strumentali, e in mala fede, pubblicate sul sito di un associazione nota per l'INATTENDIBILITA' delle sue fonti.

Si noti infatti che NON a caso il segretario generale dell'ASNI, (il sig. Marco Lupis) www.htp

è un signore che dimora a Grotteria, il quale oltre ad aver dichiarato su Facebook di discendere da Carlo Magno (il Re dei Merovingi), e oltre ad aver replicato il dipinto di FARINATA LUPI, contenuto al museo Castello Bolognini, (personaggio appartenente ad una estinta, e nota casata lombarda), ha pure alterato lo stemma della famiglia FLAVIO COMMENO FOCAS (utilizzato dal noto comico Totò), dichiarandolo quale stemma personale, come provato dalle pagine......

Anche professionalmente il Marco Lupis, non riusciva a scrivere la verità dei fatti, quale inviato nel Sud -Est asiatico per conto del noto quotidiano di sinistra denominato Repubblica, come dimostra il fatto che fu il fautore dello scandalo dei falsi reportage, che gli costarono noti provvedimenti, come conferma il giornale alla pagina

http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&ved=0CCEQFjAAahUKEwiQ7uqG4s3HAhXDbxQKHeV1BtY&url=http%3A%2F%2Fwww.ilgiornale.it%2Fnews%2Fne-hanno-fantasia-repubblica-forse-anche-troppa.html&ei=zV7hVdDTPMPfUeXrmbAN&usg=AFQjCNGg6uN7yPBtR7NgGcC79v7KlEYH

LA SEGRETERIA